Archeologia Subacquea



All'interno dell'AMP Capo Rizzuto è possibile fruire di 2 percorsi archeologici subacquei:

1) Il primo singolare percorso archeologico subacqueo si estende nel tratto di mare a sud del castello Aragonese di Le Castella, ad una distanza massima di 200 metri dalla costa. Il percorso, lungo circa 400 metri, si sviluppa tra le rocce che contornano il castello, ad una profondità media di 5 metri e collega 15 punti principali che testimoniano come nel passato questo tratto di mare fosse emerso ed occupato da una cava per l'estrazione di blocchi. I punti del percorso sono uniti da una sagola che forma un anello chiuso e segnalati da una targa con una breve descrizione di quanto è visibile attorno o nelle immediate adiacenze. Naturalmente, a seconda della stagione in cui si effettua il percorso, la visibilità dei punti può essere un po' condizionata dallo sviluppo della vegetazione marina che mimetizza i contorni degli oggetti. Il percorso si effettua in un tempo medio di 30' e data la bassa profondità e la particolare limpidezza dell'acqua è possibile seguire il percorso anche nuotando in superficie.

2) A partire dall'estate 2015 un nuovo "Itinerario subacqueo" interamente dedicato ad una delle testimonianze sommerse più interessanti del ricchissimo patrimonio archeologico locale.

Sui fondali dell'incantevole baia di Scifo - incorniciata dalla macchia mediterranea e da una torre regia costruita nei primi anni del Seicento, nella prima metà del III sec. d.C. naufragò un bastimento commerciale che trasportava un pesantissimo, quanto prezioso, carico di marmi provenienti dall'Asia Minore. L'intero carico si trova tuttora adagiato, intatto, sul fondale marino alla profondità di 6 metri e rappresenta una delle attestazioni più significative e meglio note che si conoscano di quell'ampio fenomeno che in età imperiale era legato al trasporto transmarino del marmo.

Sul fondale giacciono 54 manufatti di marmo assimilabili per forma a grandi blocchi e lastroni. Si presentano allo stato grezzo e cioè con una prima sbozzatura ottenuta direttamente in cava. La nave, scoperta dal sub crotonese Luigi Cantafora nel 1986, rientra in una tipologia d'imbarcazioni particolarmente imponenti e solide che i Romani chiamavano naves lapidariae. Essa probabilmente naufragò tra il 200 e il 250 d.C. a causa di una collisione contro i fianchi del vicino promontorio di Capo Pellegrino.

Al fine di rendere pienamente fruibile il giacimento archeologico sommerso sono stati realizzati due distinti percorsi: uno dedicato a chi si immerge con l'autorespiratore e l'altro per chi intende effettuare la visita in apnea o semplicemente dalla superficie con la maschera e le pinne (snorkeling). Per poter effettuare le visite bisogna contattare l'AMP "Capo Rizzuto" o uno dei Diving dell'AMP.

I relitti
Sul versante sud di Capo Colonna, al largo di Cicala, una nave romana ha depositato il suo enorme carico di blocchi e colonne marmoree, databili al II - III sec. d.C. (L. Cantafora I). Al largo di Capo Pellegrino è visibile un carico marmoreo databile al III sec. d.C. (L. Cantafora II). Nella stessa zona è inoltre conservato un carico di grandi macine litiche, di età romana. Sui fondali antistanti Capo Cimiti si trovano grandi colonne marmoree databili al II sec. d.C,

 

 

Percorso Punta Scifo D